«Proteste organizzate ad arte: il Sudamerica rischia il caos»

 

(ilgiornale.it) San Paolo – Carlos Sánchez Berzain, ex ministro boliviano della difesa è esiliato politico negli Stati Uniti dove è direttore esecutivo dell’Interamerican Institute for Democracy di Miami.

È autore di decine di saggi tra cui «castrochavismo, crimine organizzato in America Latina».

Il Cile è in fiamme, ma economicamente non è mai stato così bene.

«Le vandalistiche proteste di queste ultime ore in Cile sono un pretesto per permettere al castrochavismo di attaccare per ancora la democrazia in America Latina».

Di cosa si tratta?

«Il castrochavismo è un consorzio criminale che si nutre del narcotraffico e che nasce con i Castro a Cuba per consolidarsi poi con il Venezuela di Chávez. Tant’è che sabato le dichiarazioni di Maduro e Diosdato Cabello, numero due del regime di Caracas, proprio sul Cile lo hanno rivelato chiaramente. I due hanno spudoratamente definito quanto sta accadendo nel paese prima una brezzolina bolivariana poi addirittura come un uragano bolivariano. E hanno così rivelato il trait d’union con le recenti proteste in Ecuador lasciando intravedere che potranno estendersi in altri paesi dell’America Latina».

È un piano organizzato?

«Certo, per destabilizzare l’America Latina con l’obiettivo di nascondere i loro fallimenti ed evitare la loro rapida dissoluzione. La crisi quasi terminale che stanno vivendo Cuba e Venezuela, le dittature ormai chiare al mondo di Nicaragua e Bolivia, hanno collocato questo progetto castrochavista in una situazione molto delicata che impedisce di continuare ad agire solo sulla difensiva. Per questo hanno preparato questa offensiva. Un fenomeno iniziato in Colombia con gli attacchi dell’ELN, l’Esercito di Liberazione Nazionale, poi con il ritorno alle armi delle FARC. A seguire l’attacco in Argentina, con la riapparizione di una candidatura forte di Alberto Fernández in realtà un prestanome di Cristina Kirchner affinché il castrochavismo torni al potere a Buenos Aires. Poi con la chiusura del Parlamento in Perù, con il colpo di stato ancora in corso contro il presidente Lenin Moreno in Ecuador e adesso in Cile».

Piñera e il suo governo come faranno ad uscirne?

«Piñera – e con lui gli altri paesi – devono identificare adeguatamente l’avversario. Bisogna comprendere che si è in un momento di emergenza a livello dell’intera regione. Non si tratta di non aumentare più il biglietto ma di fare fronte comune contro un mostro cosi famelico e criminale».